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Bosnia ed Erzegovina: Mostar, la città del ponte

Lo Stari Most, il Ponte Vecchio, è uno dei simboli delle guerre balcaniche. Un ponte che è diventato l’emblema di un intero paese, la Bosnia ed Erzegovina, e delle atroci guerre degli anni Novanta che hanno portato alla dissoluzione della Jugoslavia. L’antico ponte ottomano, commissionato da Solimano il Magnifico nella seconda metà del ‘500, che divideva, e divide tuttora, l’area dove vivono gli erzegovesi di etnia croata (nella parte occidentale) e i bosgnacchi (a est), fu distrutto dai colpi di cannone dell’artiglieria croato-bosniaca il 9 novembre 1993 dopo due giorni di intensi bombardamenti. La distruzione dello Stari Most non era legata a questioni strategiche dal punto di vista militare, l’intento era puramente culturale: dividere in due la popolazione di una stessa città e, di conseguenza, dell’intero Paese. A seguito di accurati lavori di ristrutturazione, il Ponte è stato riaperto al pubblico nell’estate del 2004 ed è diventato, in breve tempo, uno dei luoghi di interesse turistico più famosi della Bosnia ed Erzegovina. Il Ponte a schiena d’asino, largo 4 metri e lungo 30, è protetto da due torri (chiamate “le custodi del ponte”) e attraversato dalle acque cristalline della Neretva, il fiume dove giovani e intrepidi tuffatori, più o meno professionisti, si lanciano offrendo, in cambio di qualche spicciolo, spettacolo ai passanti. Personalmente ho trovato Mostar molto bella, non solo lo Stari Most, ma anche le case colorate che proseguono lungo il cammino dopo aver attraversato il Ponte, le moschee e il fiume, pulitissimo, che taglia in due la città. Tuttavia devo, a malincuore, confessare di essere rimasta delusa: Mostar è, purtroppo, stata completamente invasa dal turismo di massa. Orde di turisti mordi e fuggi, boutique ricolme di chincaglierie e numerosi menù turistici affissi alle entrate dei ristoranti, tolgono fascino a una città altrimenti bellissima dove la storia si tocca con le mani.

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