Honeyland: il film macedone che è arrivato fino agli Oscar

Lunghi silenzi, delicati suoni della natura e scenari selvaggi: Honeyland (in macedone Medena Zemja) è uno dei documentari più toccanti degli ultimi anni, particolarmente apprezzato dalla stampa internazionale che lo ha definito “visivamente poetico” e “il cinema che i cinefili hanno pazientemente atteso per anni“. Il documentario, infatti, è stato acclamato dalle giurie di tutto il mondo: basti pensare che ha vinto ben tre premi al Sundance Festival, e cioè il Gran Premio della Giuria come miglior documentario e i premi speciali per la cinematografia e l’originalità, e che ha persino ricevuto due nomination agli Oscar 2020, sia come miglior film che come miglior documentario. Un successo enorme per l’industria cinematografica della Macedonia del Nord e, in generale, dei Balcani, un’area geografica dove quasi sempre si parla solo di politica e di complicate questioni esistenziali. Honeyland, nella sua profonda semplicità, ha il merito di lanciare un messaggio universale: il rispetto della natura e delle risorse della terra da parte del genere umano. Inizialmente pensato come una pellicola dedicata alla biodiversità del fiume Bregalnica, un’area naturalistica nel centro della Macedonia del Nord, Honeyland nel corso dei lavori è stato trasformato dai registi Tamara Kotevska e Ljubo Stefanov in un documentario concentrato sulla vita quotidiana di una delle ultime apicoltrici selvagge della Macedonia del Nord, Hatizde Muratova, appartenente alla minoranza etnica turca degli yuruk (di cui, nel film, parla il dialetto), che vive nel remoto villaggio di Bekirlijia, un luogo lontano dalla civiltà moderna e dagli agi. La trama del documentario ruota intorno alla donna che raccoglie miele dagli alveari selvaggi utilizzando tecniche antiche e per sopravvivere, e mantenere la madre inferma che vive con lei, si reca a venderlo nella città di Shtip, il centro abitato più vicino al villaggio che si trova a una ventina di chilometri di distanza. La sua filosofia, che diventa un vero e proprio motto nel corso della pellicola, è rappresentata dalla frase “metà per voi, metà per me” che Hatizde ripete dolcemente alle api mentre raccoglie il miele. L’impegno dell’apicoltrice, e come di lei di altri (pochissimi) apicoltori selvaggi che ancora oggi si sostengono in questo modo, è di rispettare la produzione degli insetti e, di conseguenza, salvaguardare l’ambiente: anziché prendere tutto il miele per sé e avere un profitto extra per un anno, con il rischio certo di veder morire le api senza la loro metà di miele e di rimanere senza soldi l’anno successivo, la donna lascia alle api la loro parte nel rispetto della sostenibilità e della responsabilità. L’impegno della protagonista viene messo a dura prova dall’arrivo di una chiassosa famiglia nomade che, per guadagnarsi qualche soldo, inizia ad allevare api e, per accontentare un sempre maggior numero di acquirenti nella logica del profitto, finisce inevitabilmente per scombussolare il già fragile ecosistema naturale. Honeyland è un documentario che parla di come l’avidità umana sia una grave minaccia per la natura e per l’esistenza del genere umano stesso. Un film che va visto perché, ancora una volta, si capisca la profonda connessione tra natura e uomo e perché resti ben chiaro che se ad infrangere le regole ambientali sono anche solo poche persone, a pagarne le conseguenze siamo tutti, ma proprio tutti.

(Crediti fotografici: ©Ljubo Stefanov)

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