Il Teatro Nazionale d’Albania non esiste più

Questa mattina, attorno alle 04.30, è stato demolito il Teatro Nazionale d’Albania (Teatri Kombëtar i Shqipërisë): dopo oltre due anni di proteste, la cittadinanza, gli artisti e gli attivisti che si sono impegnati per proteggerne la conservazione hanno visto crollare chi davanti ai propri occhi, chi attraverso immagini dal web e dai social, uno degli ultimi edifici storici della capitale albanese. Tutto ciò è accaduto in uno dei momenti più delicati della storia dell’umanità (in piena pandemia) e in orario di coprifuoco, impedendo a gran parte della popolazione di recarsi in loco e costringendola a rimanere nella propria abitazione per evitare il rischio di farsi trovare in giro durante un orario proibito (e di conseguenza essere multata o arrestata). L’edificio è stato demolito per fare spazio a una nuova struttura dall’aspetto futuristico, in netto contrasto con il modesto centro di Tirana, che ospiterà un nuovo teatro e un centro commerciale perché, secondo le autorità albanesi, la costruzione sarebbe divenuta col tempo inagibile e impossibile da restaurare (ma studi architettonici hanno dimostrato più volte il contrario). Qualche giorno fa con un decreto del Consiglio dei Ministri, il Teatro e il suo terreno sono divenuti di proprietà del Comune di Tirana e il sindaco di Tirana, Veliaj, ha annunciato che i lavori cominceranno alla fine dell’anno o comunque nei primi mesi del 2021.

La storia del teatro: costruito nel 1940 come Circolo Culturale italo-albanese, progettato dall’architetto italiano Giulio Berté in stile razionalista, basato sulla pittura metafisica di Giorgio De Chirico e realizzato con fibre di pioppo e cemento, fu uno dei primi interventi architettonici degli italiani in Albania realizzato, dagli occupatori, con l’obiettivo di fornire alla città un centro culturale e sportivo dotato di cinema, piscina e ambienti di ristoro . Dal 1947 la struttura ospitava il principale polo teatrale dell’Albania: una sala da 430 posti e altre più piccole nell’adiacente Teatro Sperimentale. Da luglio 2019 numerosi attivisti e artisti hanno occupato il teatro affermando più volte che proteggerlo non significa solo salvaguardare l’edificio in se stesso, ma anche la storia e la cultura comune del Paese. A marzo 2020, il Teatro è stato anche incluso nell’elenco dei 7 siti del patrimonio europeo più minacciati per il 2020, un programma gestito da Europa Nostra (organizzazione europea a tutela del patrimonio culturale) e finanziato dall’Unione Europea. Tutti gli schieramenti politici nei mesi scorsi hanno protestato chi per interesse vero chi solamente per i propri calcoli e guadagni con tentativi di manipolazione per dividere l’opinione pubblica. Tanti discorsi, una sola amara certezza: a rimetterci, ancora una volta, è sempre e solo la cittadinanza.

(Immagine copertina: ©AlbInfo via Wikipedia)

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