Kosovo: viaggio a Gračanica, enclave serba nel cuore del Paese

A dieci chilometri a sudest di Prishtina, dopo aver percorso una strada costeggiata da palazzi moderni molti ancora in costruzione, si raggiunge la cittadina di Gračanica (in serbo; Graçanica in albanese). Ciò che colpisce subito, una volta superato il cartello che segna l’ingresso in città, è la presenza di scritte in cirillico e di numerose bandiere della Serbia esposte sugli edifici e sulle case private. Gračanica, infatti, è un’enclave serba: circa l’85% della popolazione totale locale è composta da serbo-kosovari, la maggior parte dei quali, ad eccezione di coloro che alla fine degli anni Novanta si sono recati in Serbia, si è spostata qui dalla capitale e da altre aree del Kosovo, spaventata da eventuali azioni di rappresaglia da parte della popolazione di etnia albanese al termine della guerra del 1999. Oggi la cittadina è uno dei principali centri dei serbi del Kosovo con un centro medico finanziato da Belgrado, banche e uffici governativi serbi che rilasciano documenti ufficiali, compresi certificati di nascita e passaporti serbi. Diversamente da altre aree nel Paese, dove la tensione tra le due etnie è ancora forte, a Gračanica i rapporti tra comunità albanese e serba non sono in crisi e la municipalità non è posta sotto il controllo di forze internazionali.

La cittadina si sviluppa intorno al Monastero di Gračanica (aperto tutti i giorni dalle 6:00 alle 17:00, ad ingresso gratuito), uno dei più raffinati esempi di architettura tardo-bizantina dei Balcani, che nel 2006 è stato inserito dall’Unesco nella lista mondiale dei patrimoni dell’umanità come parte dei cosiddetti “monumenti medievali del Kosovo” insieme al monastero di Peć (Peja), al monastero di Dečan e alla Chiesa della Nostra Signora di Ljeviš a Prizren. L’edificio religioso si presenta difeso da alte e massicce mura in pietra che racchiudono l’intero complesso monastico e un rigoglioso giardino. La chiesa è stata costruita a inizio del 1300, su una preesistente basilica del VI secolo, e completata nel 1321 per volere del re serbo Stefan Milutin (il nartece, invece, è stato aggiunto successivamente, nel 1383, per proteggere gli affreschi interni, dopo che quello originale è stato distrutto dagli ottomani in una delle loro prime incursioni nella penisola balcanica). Ho visitato Gračanica, insieme alla mia famiglia, durante il mio ultimo viaggio in Kosovo. È stata una piacevole scoperta perché ad eccezione del monastero di Dečan che, però, offre solo uno spaccato di vita monastica, non avevo mai avuto modo di avvicinarmi a realtà serbe presenti nel Paese. A rendere ancora più interessante la visita, è stato il fatto di esservi capitata durante un matrimonio di una giovane coppia. Nel selciato davanti alla chiesa, dopo aver ricevuto il sacramento, i novelli sposi e le loro famiglie hanno dato avvio a una festa: una band locale ha iniziato a intonare canzoni tradizionali serbe e suonare sassofoni e violoncelli, i partecipanti hanno cominciato a danzare in cerchio sventolando bandiere serbe e i fotografi a scattare foto a volontà immortalando anche me e la mia famiglia credendo, inconsapevolmente, che facessimo parte del gruppo. Un viaggio in Kosovo non è mai un semplice itinerario, ma si trasforma sempre in un’avventura.


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