Tre nuovi libri di Besa Muci Editore in uscita

Anno nuovo, letture nuove. Eccomi, dunque, con qualche consiglio di lettura dedicato a voi appassionati di Balcani. A fine gennaio, usciranno tre nuovi volumi per Besa Muci Editore, casa editrice nata con l’attenzione rivolta agli ambiti letterari da sempre penalizzati dal grande circuito editoriale: il travaglio dei Balcani, il crogiolo multietnico del Mediterraneo, la solarità transnazionale del mondo ispanico dall’Europa alle Americhe, le proposte letterarie innovative e sovente alternative alle scuole consolidate. In particolare, come anticipato, per quanto riguarda il mondo balcanico sono tre i titoli da segnarsi in agenda: “La bellezza che uccide” di Migjeni, “Ottanta Infinito” di Leonard Guaci ed “E in mezzo: io” di Julya Rabinowich (anche se quest’ultimo non menziona nessun Paese balcanico nello specifico, ma in generale affronta il tema dell’essere profughi con le conseguenti difficoltà, dolori e determinazione di qualsiasi rifugiato). Qui sotto trovate la trama e qualche nota su testi e autori.

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E IN MEZZO: IO – JULYA RABINOWICH
“Madina ha 15 anni, è fuggita insieme alla sua famiglia dalla guerra ed è arrivata a Vienna, dove finalmente inizia a sognare un futuro migliore. L’integrazione, però, non è cosa facile e a lei tocca assumere il ruolo di mediatrice tra la famiglia, che vive in un centro profughi, e la vita sconosciuta fuori. Le notti inquiete e il rapporto tormentato con il padre, che non vuole lasciarsi il passato alle spalle, non fermano Madina, che grazie alla sua compagna di scuola Laura troverà accoglienza in terra straniera”.

L’autrice Julya Rabinowich, nata nel 1970 a San Pietroburgo ed emigrata da piccola insieme alla sua famiglia a Vienna, è pittrice, drammaturga e scrittrice ed ha lavorato per alcuni anni come interprete nell’ambito dell’accoglienza dei profughi. In “E in mezzo: io” (titolo originale Dazwischen: ich) consegna al lettore una storia d’integrazione, senza fronzoli, piagnistei e vittimismi, snodando l’intera vicenda intorno all’importanza della padronanza della lingua. L’acquisizione delle caratteristiche linguistiche del posto, permettono a Madina, la giovane protagonista, di sentirsi più sicura nel suo percorso d’inserimento nella collettività. Un mezzo che la giovane cerca di utilizzare, per far comprendere alla famiglia, quanto sia necessario il processo d’incorporazione sociale, che nulla c’entra con uno strappo violento dalle proprie radici. La penna dell’autrice è semplice e lineare, crea equilibrio tra fatti ed emozioni e disegna la trasformazione di un cambiamento forzato, in un naturale percorso di vita, fatto di volontà e determinazione.

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LA BELLEZZA CHE UCCIDE – MIGJENI
Sono abbozzi, tracce, brandelli, graffi, più che disegni rudimentali, questi racconti di Migjeni… poche parole, molte non dette, come quelle che non dicono il turbinio dei sensi di una ragazza di diciassette, lo strazio del dolore di una madre tagliata in due come una pietra; come non dicono la resistenza della montagna, il ritorno dell’inverno, la tortura divina, l’inesorabilità della rivoluzione. Parole che non dicono nulla di tutto questo perché, se lo dicessero, la verità alla quale esse stesse assistono si scoprirebbe come menzogne” dalla prefazione di Raffaele De Giorgi.

Migjeni è pseudonimo del poeta e scrittore albanese Millosh Gjergj Nikolla. Nato a Scutari nel 1911, studiò nella locale scuola serba e poi nel Seminario ortodosso di St. John a Monastir, Bitola, in Macedonia. Nel 1933 fu assunto come insegnante di albanese e iniziò a scrivere opere in prosa e in versi. Morì nel 1938, appena ventisettenne, a Torre Pellice, in provincia di Torino, dove stava curando una tubercolosi. “La bellezza che uccide” prende il titolo da uno dei racconti contenuti nell’antologia il cui filo conduttore sono le emozioni. Contenuti a cui si rischia di avvicinarsi con un certo scetticismo, prontamente sostituito da interesse e da un’onda travolgente che permette al lettore di staccare dal presente. Pezzi di vita vissuta e scene di quotidianità, cariche di sofferenza e di dolore e comunque mai prive di speranza, se pur corrosa dalle lacrime, troppe, tante, sino a non averne più. Un’altalena di domande e di certezze, di ritornelli, tradizione, cultura e miseria. Guerra, devastazione e ricerca di riscatto.

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OTTANTA INFINITO- LEONARD GUACI
La tormentata storia di Roberto Calvi e del Banco Ambrosiano, l’attentato al Papa, il caso Orlandi, l’avvento dell’Aids e le controverse teorie sul virus: in questo romanzo, Leonard Guaci riporta l’attenzione sui grandi rebus dell’Italia degli anni ’80. Lo fa attraverso la storia di Roland, giovane erudito e arrogante, goffo e caustico, che da Valona raggiunge la famiglia a Roma, dove sogna di incontrare Berlusconi e di discutere con lui dei problemi del mondo contemporaneo. La sua valigia viene scambiata all’aeroporto di Fiumicino e dopo qualche giorno la sorella viene rapita. Al telefono qualcuno chiede a Roland di consegnare un nastro, ma nella valigia scambiata non c’è. Inizia così un itinerario alla ricerca della sorella che lo porterà a ripercorrere quasi involontariamente le tappe più drammatiche della storia italiana degli anni ’80“.

Leonard Guaci è nato a Valona nel 1967, dove ha iniziato la sua attività letteraria con numerosi scritti sui giornali albanesi, fino a quando nel 1990 si è trasferito a Roma e avviato la collaborazione con i periodici “Lo Stato” e “Il Borghese” e con il TG1. Con Panciera Rossa ha vinto il Premio internazionale di letteratura “Antonio Sebastiani”. Nel suo volume l’autore intraprende un viaggio tra i fatti di cronaca, politici e sociali più eclatanti degli anni più controversi dell’epoca moderna, non assumendo mai una posizione giudicante, ma cercando di rimanere sempre sopra le parti, pur dando, in maniera sottile, un’idea riguardo le sue opinioni. Ben calibrato l’equilibrio tra emozioni e fatti oggettivi di vita e descrizioni di una quotidianità reale, con un retrogusto amaro, alla ricerca di un riscatto che spesso non è facile da trovare.

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