E in mezzo: io-Julya Rabinowich

“Madina ha 15 anni, è fuggita insieme alla sua famiglia dalla guerra ed è arrivata a Vienna, dove finalmente inizia a sognare un futuro migliore. L’integrazione, però, non è cosa facile e a lei tocca assumere il ruolo di mediatrice tra la famiglia, che vive in un centro profughi, e la vita sconosciuta fuori. Le notti inquiete e il rapporto tormentato con il padre, che non vuole lasciarsi il passato alle spalle, non fermano Madina, che grazie alla sua compagna di scuola Laura troverà accoglienza in terra straniera”.

E in mezzo: io, edito da Besa Muci Editore e tradotto da Beaute Baumann, è un romanzo della scrittrice Julya Rabinowich. Nata nel 1970 a San Pietroburgo ed emigrata da piccola insieme alla sua famiglia a Vienna, l’autrice è anche pittrice e drammaturga e, per alcuni anni, ha lavorato come interprete nell’ambito dell’accoglienza dei profughi. Questa esperienza è stata fondamentale per la stesura del volume: la scrittrice ha seguito in prima persona le battaglie di tanti giovani scappati da zone di guerra, in particolare nel suo caso dalla Cecenia, ha raccolto le loro testimonianze e gli ha dato voce attraverso il personaggio di Madina, la protagonista di “E in mezzo: io”.

Nel suo romanzo Rabinowich consegna al lettore una storia d’integrazione, senza fronzoli e vittimismi, snodando l’intera vicenda intorno all’importanza della padronanza della lingua. L’acquisizione delle caratteristiche linguistiche del posto, permettono a Madina, la giovane protagonista, di sentirsi più sicura nel suo percorso d’inserimento nella collettività. Un mezzo che la ragazza cerca di utilizzare, per far comprendere alla famiglia, quanto sia necessario il processo d’incorporazione sociale, che nulla c’entra con uno strappo violento dalle proprie radici. La storia di Madina e della sua famiglia è quella di tante persone in fuga dalla guerra e in cerca di rifugio in Europa. Per questo motivo l’autrice non ha voluto indicare una nazionalità specifica della ragazza: Madina arriva da “qualsiasi luogo”. La provenienza geografica non è importante quando si è rifugiati. La sua è la storia di tanti giovani e delle loro famiglie che condividono lo stesso tragico destino, una migrazione forzata e un inserimento in una società nuova e diversa rispetto a quella da cui sono scappati. L’autrice stessa, come anticipato, ha vissuto sulla propria pelle l’esperienza della migrazione, ha messo radici in una nuova città e ha imparato una nuova lingua.

Madina cerca di costruire un ponte tra la sua famiglia e la nuova vita e, con impegno, prova a fondare la propria identità attraverso il processo di mediazione fra due mondi completamente differenti, senza rinunciare a nessuno dei due. In questo processo la lingua straniera gioca un ruolo fondamentale e rende possibile l’integrazione nella nuova società, oltre che un futuro per la propria esistenza: <<Questo posto mi dà la sensazione di un futuro. Qui si percepisce il futuro. In questa lingua. In questa casa. In questo luogo. So di avere un futuro qui>> (p.79).  Più la ragazza è in grado di padroneggiare la nuova lingua, più è consapevole del potere intrinseco della lingua stessa <<Mi piace portare a termine le cose che mi sono prefissata. E, se qualcuno mi dà noia, togliergli la parola di bocca. Perché finalmente padroneggio la lingua. Poiché chi tace ha già perso in partenza>> (p.9).

Per Madina l’Europa non rappresenta un punto finale, ma un importante punto di partenza per costruire la propria identità e affrontare con sicurezza e determinazione anche quella sua condizione di trovarsi sempre in mezzo. In mezzo tra due culture, due tradizioni, due lingue, tra tradizione e modernità. <<Noi stavamo lì, da un lato papà e la mamma, dall’altro la madre di Laura, in mezzo io e il sacco di plastica. Io, nuovamente, tra tutto>> (p.120). Diversamente da quanto accade a Madina, i suoi genitori, soprattutto il padre, hanno invece grosse difficoltà a distaccarsi dal loro mondo di origine, dalle loro tradizioni, a cui rimangono fortemente ancorati. L’approdo nel nuovo mondo e, non da ultimo, la difficoltà di apprendere la lingua straniera, li estraniano completamente dalla società in cui vivono e li allontanano anche dalla stessa figlia. <<E nonostante tutte le lacrime e i sensi di colpa, mi accorgo di essermi allontanata di un pezzo, rispetto a prima. Se la nostra famiglia fosse una casa io, adesso, starei sulla soglia, con un piede nel giardino, con lo sguardo rivolto verso il cancello>> (p.153). Un libro bellissimo, delicato, da leggere.

E in mezzo: io-Julya Rabinowich, Besa Muci Editore, 2021

*Il libro è un dono dell’editore 

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