Il nastro rosso-Janja Vidmar

Caro Lettore, quella che stai per leggere è una storia al confine di lingue diverse, una storia di parole che forse non hai mai sentito. Ma qui le parole sono molto importanti e anche un po’ magiche. Per questo vogliamo aiutarti e ti spieghiamo come si pronunciano, così la tua lettura potrà suonare ancora meglio. Queste piccole indicazioni saranno il tuo passaporto […].

Inizia così Il nastro rosso, pubblicato da Besa Muci, il primo romanzo della nuova collana Rendez-vous, che ha come obiettivo quello di far avvicinare i piccoli lettori italiani a storie che arrivano da tutto il mondo, di affiancare bambini e adulti attraverso lingue, culture, tradizioni, passioni e sogni diversi e differenti. Il libro è stato scritto da Janja Vidmar, una delle più importanti autrici slovene di letteratura per l’infanzia e per ragazzi che ha pubblicato oltre cinquanta opere tra romanzi e racconti, la maggior parte dei quali ruota attorno a temi difficili e argomenti tabù della società contemporanea slovena che riguardano la vita dei giovani, tra i quali il dramma della discriminazione sessuale, sociale e religiosa, la xenofobia, la violenza domestica, i disturbi del comportamento alimentare e l’incomprensione con gli adulti e i coetanei. Per l’importanza dei temi trattati e lo stile scorrevole e coinvolgente dei suoi testi, Vidmar ha vinto vari premi premi letterari sloveni e internazionali: Il nastro rosso è vincitore del riconoscimento Zlata Hruska, promosso dal Centro per la letteratura per l’infanzia della Bibliotea Civica di Lubiana, e il Premio Desetnica dell’Associazione degli Scrittori Sloveni.

Il romanzo narra la storia di Kebarie, Kedi per la sua famiglia, una bambina testarda e coraggiosa, costantemente alla ricerca della sua identità e della verità che riguarda la sua famiglia. Kedi ama la lettura, va volentieri a scuola, ma ha difficoltà a scrivere e questo la porta a scontrarsi spesso con la sua maestra Erika. Il suo nomignolo, Kedi, nella sua lingua, la lingua rom, significa leggere e il suo papà ogni sera le racconta una storia diversa. Un giorno però lui scompare e nessuno le vuole dire che fine abbia fatto. La vita prosegue come sempre, tra le solite incomprensioni con la mamma e la maestra, ma Kedi vuole a tutti i costi ritrovare il suo amato papà. Quando scopre che egli in realtà si trova in prigione, vuole a tutti i costi liberarlo, ma il progetto si rivela meno facile del previsto: nessuno sembra infatti poterla aiutare.

Kedi è la figura centrale del romanzo: una bambina curiosa e intelligente, vittima però di una società additata dai pregiudizi. Pregiudizi che hanno nei suoi confronti non solo alcuni dei suoi compagni di classe, ma anche gli adulti.<<Chi è questa qui?>> domandò al figlio, che aveva lasciato cadere lo zainetto sulla ghiaia. <<Una compagna di classe>>. <<Non la conosco>> replicò la mamma. A Kedi sembrava di essere invisibile. <<Si chiama Kebarie>> rispose lui con indifferenza. <<Tutti mi chiamano Kedi>> aggiunse lei educatamente, per cercare di diventare visibile. <<Significa leggere>>. <<Aljaz tra poco c’è il pranzo>> disse con voce brusca la donna […] <<Non gradisco che porti bambini a casa prima di pranzo>>. <<Andiamo di sopra?>> la invitò Aljaz. <<Aljaz fai attenzione che non sparisca niente!>>, disse la madre. Kedi allora raccolse lo zainetto di Aljaz da terra e ne sbatté via la polvere. La sua mamma l’aveva educata all’ordine e alla pulizia. Posò lo zaientto sulla panchina. <<Ha ragione, sa. A me hanno rubato il nastro portafortuna. Non c’era nessuno a fare attenzione che non sparisse niente>> disse alla mamma di Aljaz per poi dirigersi verso il cancelletto del giardino. <<Ehi, ma dove vai?>> le gridò dietro Aljaz. <<Noi non ci andiamo dai compagni di classe>> rispose Kedi con una vocina avvilita. Uscì dal giardino in silenzio. 

Janja Vidmar consegna al lettore un romanzo adatto non solo ai ragazzi, ma anche agli adulti: pur scrivendo con grande semplicità, l’autrice non cade mai nella banalità. Attraverso la protagonista, sono raccontati alcuni curiosi aspetti della cultura rom e le difficoltà della comunità rom di integrarsi in una società diversa dalla propria. Centrale, nel romanzo, è anche la figura della maestra Erika che si impegna per fare apprendere a Kedi la lingua slovena, fondamentale per inserirsi nella società locale, senza però sacrificare la lingua madre. <<Forse Kebarie ci potrebbe presentare la lingua rom>> suggerì la maestra. Kedi si asciugò i palmi sudaticci sui pantaloni. Sapeva che la maestra Erika aveva buone intenzioni. Se solo avesse potuto accontentarla! […]. <<Kebarie forse potresti prima di tutto scrivere alla lavagna l’alfabeto rom>>, le sorrise incoraggiante la maestra. Gli occhi le scintillavano di gentilezza. Si girò verso la lavagna. Pensò a dade. Sentì la polvere magica formicolarle tra le dita. Scrisse in modo perfettamente leggibile […]. La classe osservava la lavagna con curiosità. Il gessetto tra le sue dita era umido. I compagni di classe la tempestarono di domande>>. Facendo conoscere l’alfabeto e la lingua rom attraverso la testimonianza di Kedi, la Vidmar sottolinea come la scuola svolga un ruolo fondamentale nel contrasto al fenomeno del razzismo e nella promozione di culture differenti.

*Il libro è un dono dell’editore

Il nastro rosso, Janja Vidmar, Besa Muci

Leggi di più sui Balcani:
Letture dai Balcani, parte #1
Extinguished Countries: guida agli stati scomparsi. La Repubblica di Venezia
Confine. Viaggio al termine dell’Europa – Kapka Kassabova

Seguimi anche su Facebook: Letters From The Balkans

CONDIVIDI:

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *