L’anno in cui fu inventato il cigno-Ardian-Christian Kyçyku

Ambientato in una città albanese sulle sponde del lago di Ocrida, lo specchio d’acqua più antico e profondo del vecchio continente annidato tra Albania e Macedonia del Nord, il romanzo “L’anno in cui fu inventato il cigno” inizia con l’uccisione casuale di un “ubriacone apolitico” sullo sfondo della fine del dominio ottomano. È nell’Albania comunista, però, che, dopo un’intensa notte d’amore con la sua ragazza, uno studente va a nuotare nel lago. Alla donna lascia un biglietto promettendole che tornerà presto da lei. Non sa, però, che durante la notte qualcuno è riuscito a passare a nuoto il confine con la Jugoslavia (la Macedonia del Nord, allora, era parte della Federazione) e la polizia sta arrestando chiunque si trovi in acqua. Finirà così in prigione con l’accusa di alto tradimento e tentato espatrio (reato per il quale rischia di essere condannato a molti anni di carcere per alto tradimento).

<<Non mi resi nemmeno conto di come fossi entrato in acqua e avessi cominciato a nuotare; era impossibile capire se mi trovassi nel nodo liquido che lega ciò che è terrestre a ciò che è terreno. Con questi pensieri nuotavo, finché non mi accorsi che l’eccesso di amore a letto porta a un eccesso di poesia e l’eccesso di poesia è talvolta in grado di assestare al tempo certi colpi incontrollabili, provocando danni paurosi, che ti sorprendono come la canna di quel mitra che si fermò esattamente al centro della mia fronte, nel punto esatto in cui la prima fucilata vista in città aveva scavato un terzo occhio, in mezzo alla fronte distesa dell’ubriacone apolitico. Giusto un’ora più tardi, me ne stavo rannicchiato come un sorcio in attesa, nell’angolo di una cella senza finestre, e iniziai a ragionare sul fatto che ero stato fermato dagli sbirri di guardia al confine e che c’erano tutti i presupposti di tardare per pranzo una buona decina d’anni>>.

La cella buia in cui viene relegato, popolata apparentemente da spettri, evoca uno spazio indefinito fuori dal tempo, iperbole rovesciata dell’Albania e della sua storia. L’anonimo protagonista vi sperimenta una sfasatura temporale e simbolica, che gli rivela la reale condizione del suo Paese. È in quest’apocalisse (rivelazione) sospesa, che la parola si rifà Verbo e graffito, strumento di una possibile reinvenzione di sé e del mondo. Simbolo enigmatico e spettrale della rivelazione è il cigno del titolo, fragile ma irriducibile sfida alla mostruosità della Storia e alla degradazione dell’umano. <<Speravo, d’altra parte, di potermi abituare all’oscurità vischiosa, altrimenti non avrei saputo come controllarla, non avrei potuto soggiogarla né vedere quei mesti carcerati che la mancanza di notizie da fuori, che la mancanza di cibo e di luce, avevano trasformato in relitti affabulanti>>.

Questo avvincente romanzo è opera dello scrittore albanese Ardian-Christian Kyçyku che scrive in varie lingue, tra cui romeno, lingua della sua patria adottiva, la Romania dove vive da anni, ed è stato pubblicato dalla casa editrice Besa Muci. Il libro è ambientato in quella misteriosa terra di confine che è il lago di Ocrida: confine in passato tra Albania e Jugoslavia, confine oggi tra Albania e Macedonia del Nord. Nel testo nulla è lasciato al caso, i particolari che caratterizzano il racconto rendono la lettura avvincente. All’interno della cella insieme al protagonista si nascondono gli spettri che animano vicende di epoche e tempi diversi, creando un tutt’uno tra storia e umanità.

Sullo sfondo, la critica alla dittatura comunista di Enver Hoxha che per oltre 40 anni ha governato l’Albania, le difficoltà di vivere sotto un regime e il rimpianto di quello che c’era prima. <<Un tempo, sulla riva del lago, c’era una serie di frutteti a meli, peri, peschi e melograni e filari di viti che si perdevano all’orizzonte. Un tempo c’erano decine di ville magnifiche, parchi di pioppi, querce e salici, un grande cinematografo, un hotel rivestito di marmi viola, una chiesa, una moschea, una tyrbe, tempietto dei musulmani bektashi. Adesso, invece, c’è solo la nostra città natale, il cimitero sempre più spazioso, la città paradisiaca sotto le colate di cemento, nel suo luminoso silenzio, in pace e in “lunga vita!”, eternamente vigilata dai bunker…>>.

L’anno in cui fu inventato il cigno-Ardian-Christian Kyçyku, Besa Muci, 2021

*Il libro è un dono dell’editore

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