La ragazza dagli occhi di cenere-Vule Žurić

Nel 1795 la peste colpì la cittadina serba di Irig. Basandosi su studi pubblicati nell’agosto del 1886 dal professor Ferenc Schraud dell’università di Budapest, un centinaio di anni dopo l’evento, lo scrittore Vule Žurić, considerato dalla critica uno dei più brillanti autori serbi contemporanei, ha dato vita al romanzo storico La ragazza dagli occhi di cenere pubblicato per la prima volta in Serbia nel 2018 e ora grazie alla casa editrice Besa Muci disponibile anche in italiano (con la traduzione di Sergio Roic). La trama del romanzo è quanto mai attuale: nel 1795 una terribile epidemia di peste si abbatte sul distretto di Srem mietendo nella sola cittadina di Irig oltre duemilacinquecento vittime in meno di un anno.

In quell’anno, per cercare di fronteggiare il problema, fu istituita una commissione di esperti: il professor Schraud, il farmacista Ostali, il militare Milutinovic, il prefetto Lovas, il barone Pihler, il medico di Irig Budai, il parroco Vezilić. Sono questi i personaggi che raccontano al lettore l’evoluzione della pestilenza e tutte le precauzioni messe in pratica durante l’emergenza. Per contenere la diffusione della malattia, i funzionari dello Stato e i medici adottarono una serie di puntuali predisposizioni: tutti gli abitanti dovevano restare in quarantena nelle loro abitazioni, l’uscita era consentita solo a persone affidabili, ogni giorno dovevano essere individuati e portati immediatamente all’ospedale i nuovi malati, le case dovevano essere areate e pulite quotidianamente, nel caso che la malattia si presentasse dopo la prima pulizia effettuata dagli inquilini, questi ultimi dovevano essere scortati nel lazzaretto e la casa nuovamente pulita, gli addetti ai lavori erano obbligati a lavarsi costantemente le mani con l’aceto, ingoiare pillole di mercurio e indossare guanti. Una serie di attività che, dati i tempi che corrono, ci sono oggi molto note e ormai fanno parte del nostro quotidiano.

Fra la gente correva voce che a portare il morbo fosse stata una ragazza con gli occhi di cenere e uno scialle bianco, ma solo le autorità chiamate a gestire l’epidemia erano a conoscenza della verità. Žurić con questo romanzo entra nella tradizione locale della fine del Settecento mostrandoci come le persone si fidassero più delle credenze popolari che della scienza. Le autorità, infatti, non dovevano combattere soltanto contro il morbo della peste, ma anche contro la stupidità della popolazione che si affollava nella casa dei morti, ne baciava le mani e portava con sé i suoi averi in ricordo. A contribuire a questo comportamento scorretto contribuì anche un bigotto sacerdote locale secondo cui le morti non erano altro che il meritato castigo a causa del mancato rispetto nei suoi confronti e nei confronti della sacra chiesa ortodossa. Il popolo di Irig, come raccontato pagina dopo pagina, credeva ciecamente a questa figura religiosa e appariva insofferente alle restrizioni, più fiducioso a credere alle parole del prete che ai dettami della medicina. Il volume ha anche la capacità di dimostrare che gli anni passano, la scienza evolve, ma purtroppo spesso l’atteggiamento delle persone di fronte a queste emergenze continua a non cambiare.

*Il libro è un dono dell’editore

La ragazza dagli occhi di cenere-Vule Žurić, Besa Muci, 2021

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